Paul Weller: Bocciatura per “Around the Lake”

“tu quoque brute fili mi!”

Questo direbbe Paul Weller, se avesse una maggiore padronanza della lingua italiana e della cultura classica, leggendo questa recensione.

Paul Weller legge il corriere

The Modfather è stato un punto di riferimento molto importante per me, sia con i Jam che come solista (sì, ho volutamente “skippato” gli Style Council) ma questo pezzo glielo devo stroncare.

Passata l’euforia iniziale per il nuovo singolo, la voce di Weller e il suono del basso (una linea da brividi) dopo un po’ di ascolti mi accorgo che Around the Lake non è un granché. E’ un pezzo con un bel tiro, un po’ tipo “Floorboards Up” con la differenza che qui esperienza e produzione intervengono a coprire le carenze di ispirazione e grinta.

Due minuti di rock insistente e ansioso che, se fosse durato un po’ di più, sarebbe stato anche noioso. Questo non è Paul Weller ma un pezzo avanzato dall’ultimo lavoro in studio con gli Arctic Monkeys.

La prima cosa che mi ha riportato alla realtà dopo i primi 2-3 ascolti è la batteria. Ma avete sentito come suona? Ora, io quasi quasi ancora spero in una preproduzione, un work in progress, ma il fatto che ci sia già un video per questo singolo ammazza un po’ le mie illusioni e mi fa pensare che questo suono raccapricciante ci accompagnerà per tutto l’album.

Stando all’intervista con il Guardian, il resto dell’album non dovrebbe essere su questa vena rock ma, con il contributo di Noel Gallagher e Graham Coxon, sarà più un misto di pop art, soul, esplorazioni jazz, psichedelia, paesaggi astratti e folk. Noto un certo scettico sarcasmo nella frase di chiusura di questo articolo che commenta: Più o meno come i Soulwax che suonano con i Fleet Foxes.

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